Da lontano sembrano mosche
Manuele Cerutti
17 May– 5 July 2008
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Nella sua prima personale in galleria Manuele Cerutti presenta un nucleo di nuovi lavori pittorici in cui si ritrovano elementi autobiografici, culturali, letterari e cinematografici. la sua riflessione sullo spazio, l’immagine e il linguaggio secondo una grammatica frammentata e personale.
Il titolo della mostra proviene da un testo di Jorge Luis Borges in cui viene citata un’ipotetica enciclopedia cinese dal titolo “Emporio celeste di conoscimenti benevoli”, che comprende una inconsueta classificazione delle specie animali. In questo elenco si leggono descrizioni ed accostamenti improbabili (“Gli animali si dividono in: (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati,(d) lattonzoli,(e) sirene,(f) favolosi. Da lontano sembrano mosche, ultima frase dell’elenco, ci aiuta a capire come a volte si è molto lontani dalla verità, anche quando non esista una effettiva distanza metrica tra noi e il soggetto. Tutte le classificazioni e gli strumenti di misura sono abbozzi e tentativi utili, ma sempre approssimati e provvisori di ordinare il reale, arbitrari e congetturali. È un invito a dimenticare le convenzioni.
La narrazione di Manuele Cerutti non è mai lineare, ma si configura come una sequenza di suggestioni, tenendo sempre presente quanto sia convenzionale ogni tentativo di categorizzare, ordinare e classificare il mondo. Il lavoro di Cerutti costruisce enigmi che lasciano perplessi e sconcertati, come se ci trovassimo in assenza di punti d’appoggio sicuri per il nostro incerto piede. L’aspetto narrativo del suo lavoro è rivolto ad indagare le possibilità della costruzione dell’immagine, che in errore può essere scambiata per virtuosismo. L’artista utilizza in uno stesso quadro diverse modalità espressive e linguaggi della pittura, adottando inoltre stili propri del cinema, come lo zoom, in modo da escludere alcune parti dei soggetti ritratti, e sottolineando quanto la pittura sia pura finzione.
