Dani Marti – Dark Bones
8 October – 11 November 2006
* back to overview | view images | text
in English
Citric ha presentato la prima personale italiana dell’artista
spagnolo Dani Marti. Una serie di lavori inediti ispirati alla vita di Beatrice
Cenci. La storia é fra le tante di violenza e orrore che costellano
il tardo Rinascimento europeo e che ha colpito molto la fantasia degli scrittori
romantici, da Stendhal a Shelley a Melville. Marti coinvolge e appassiona
con il suo stile inusuale fatto di intrecci di corda, fibra e altri materiali
che sono l’elemento chiave dei suoi lavori tridimensionali.
Le Woven Contructions (costruzioni intrecciate) sono creazioni dinamiche
molto complesse, costituite da materiali di uso comune e industriale, come
polipropilene, poliestere, gomma e corde colorate montate su strutture di
legno. Nonostante siano completamente fatte a mano, queste strutture hanno
una forma minimale e piuttosto geometrica.
Dietro ogni opera c’è l’essenza di una persona e una
storia. Dani Marti infatti realizza una sorta di ritratto delle persone che
conosce, impiegando diversi materiali, non certo tradizionali. Ad ogni opera
viene dato un nome prima ancora di essere realizzata, per permettere all’artista
di stabilire una relazione molto intima con il lavoro, con il soggetto e
con il processo di costruzione. Marti considera questo come un atto, un rituale
di legame che gli permette di possedere la persona che ritrae.
Il suo lavoro è stimolato dalla sfida che il ritratto pone. Il suo
interesse è nell’essenza dei soggetti, in ciò che è più nascosto,
più intimo. L’essenza da cogliere e il tentare di riproporla.
Questa operazione è maggiormente percepibile nelle tessiture in grande
formato e nei video che prendono spunto dal linguaggio del documentario,
per generare letture alternative nello spettatore. Il lavoro richiama l’intimità dei
tessuti in contatto con il corpo e rappresenta non solo la figura, ma soprattutto
la personalità, la sessualità, l’interiorità della
persona ritratta. Come se con un microscopio l’artista avesse messo
a fuoco un unico punto della persona ingrandendolo all’infinito, dando
vita da questo solo punto un oggetto contemplativo e attraente.
Per Marti, la creazione/costruzione di queste opere è una lotta
tra corpi - il suo e quello delle corde - tende le corde, le fissa con
forza, ma allo stesso tempo le accarezza, dà loro vita, come se fossero
dei corpi sensuali. Le forme pulsano di energia tra le corde tese, i colori
lottano nel loro contrasto cromatico, la forza fluttua tra le trame, ingoia
la struttura ed esce dai suoi confini. Queste strutture - che non sono pittura,
non sono scultura, non hanno dimensione, non possono essere contenute - invadono
lo spazio e vanno ad interagire con altri corpi che stanno attorno.
Catalogo della mostra "Closer"
di Domenico Quaranta.